Artista · Nazionalità: italiana
Piero Dorazio
1927–2005
Dopo brevi studi di architettura, Piero Dorazio si orientò rapidamente verso le arti visive, e in particolare verso la pittura.
Abbandonata la figurazione a vent’anni, nel 1947 firmò con Pietro Consagra, Achille Perilli, Carla Accardi e Giulio Turcato il manifesto Forma 1. Fortemente ispirato dal futurismo e segnato da convinzioni politiche di sinistra, il testo si opponeva ai principi del realismo socialista rappresentato da Renato Guttuso. Esso sancì l’impegno di Dorazio verso l’astrazione e orientò il resto della sua carriera.
Negli anni Cinquanta Dorazio iniziò a collaborare con diverse riviste d’arte e a scrivere recensioni. Pubblicò The Fantasy of Art in Modern Life e lavorò come insegnante e curatore di mostre, prima di diventare nel 1984 critico stabile del quotidiano Corriere della Sera.
Il suo approccio sperimentale lo condusse dal cubismo al futurismo, sempre con colori vivaci e contrastanti. Nel 1951 scoprì l’opera di Giacomo Balla e contribuì a rinnovarne la reputazione presentandone le opere a New York. Ispirato dalle ricerche divisioniste di Balla dell’inizio del secolo, Dorazio iniziò a creare trame cromatiche sovrapposte che reinventavano al tempo stesso lo spazio e la superficie.
Grande sperimentatore, concentrò le sue ricerche sulle reti di colore e sulle loro interferenze, come nei Reticoli degli anni Sessanta. Una sala gli fu dedicata alla Biennale di Venezia nel 1960; vi partecipò nuovamente nel 1966.
Nello stesso periodo compì diversi viaggi decisivi in Francia, dove incontrò Braque, Arp, Léger e Le Corbusier, e negli Stati Uniti, dove frequentò gli studi di importanti artisti della Scuola di New York, tra cui Hans Richter, Robert Motherwell, Willem de Kooning e Jackson Pollock.
L’artista morì nel 2005. Le sue opere fanno oggi parte delle collezioni di importanti musei in Italia, Francia, Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti.
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